Usando i dati ISTAT: Osservatorio Uni Viola 2026
Studenti tra gli 11 e i 17 anni colpiti regolarmente.
Attacchi sistematici tramite piattaforme digitali.
Chi osserva senza intervenire (Bystander Effect).
Vittime che subiscono più di un attacco al mese.
Percezione di totale esclusione dal gruppo classe.
Picco di attività cyberbullistica (22:00 - 02:00).
Perché un atto sia classificato come bullismo, la comunità scientifica internazionale concorda sulla presenza di tre fattori: 1. Intenzionalità: la volontà esplicita di recare danno. 2. Reiterazione: la ripetizione del gesto nel tempo. 3. Squilibrio di Potere: una disparità che impedisce alla vittima di difendersi efficacemente.
Il web elimina i confini spazio-temporali. La vittima non trova più rifugio tra le mura domestiche poiché l'aggressione persiste attraverso lo smartphone. L'Anomia Digitale (la perdita di norme sociali online) e la Disinibizione Tossica permettono all'aggressore di deumanizzare la vittima, non vedendone la reazione emotiva immediata.
Il bullismo non è un rapporto a due, ma un fenomeno di gruppo. I "Sostenitori" e i "Difensori" giocano ruoli chiave: il silenzio dei primi alimenta l'aggressore, mentre l'azione dei secondi è l'unico vero deterrente sociale spontaneo.